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politica estera
8 novembre 2006
Mr. Burns

tutto sembrava finito, con i democratici che si prendevano sia House che Senate, e Bush gia' in terapia per la sindrome Coppi - un uomo solo al comando... poi pero', nella notte americana, Karl Rove se n'e' inventata un'altra delle sue, e ha arruolato, seduta stante, Matt Groening per risolvere l'intreccio Montana... e cosi' ecco che, a ciel sereno, il candidato repubblicano del Montana, un Mr. Burns, comincia a recuperare (qui gli ultimi aggiornamenti, qui il trend). Adesso ai Democracts non resta che appellarsi a santo Homer, e speriamo bene...

UPDATE: Mr. Burns continua a rosicchiare - al 96% dei voti scrutinati in Montana, e' sotto di soli 1507 voti - anche se il suo recupero e' sensibilmente rallentato

UPDATE 2: Mr. Burns ha ancora 1586 voti da recuperare con il 99% dei voti scrutinati. manca solo la contea Meagher, i cui voti non sono ancora pervenuti. ma ci vivono solo 1932 persone in quella contea, quindi i votanti li saranno sicuramente sotto i 1586 voti che servono a Mr. Burns. E cosi' anche il Senato e' democratico. Grazie Homer...





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5 settembre 2006



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25 febbraio 2006
SWEETIE GOODLUMS
Hereby Eggie copyrights the following expression:

sweetie goodlums

Definition:

A sweetie goodlum is a nice, kind, good, cuddly human or non-human person.



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24 febbraio 2006
Gia' nel pomeriggio dell'11/9 Rumsfeld ordinava di costruire un caso contro Saddam
Un blogger americano ha ottenuto dal Pentagono documenti che provano che gia' alle 2 del pomeriggio dell'11 settembre Donald Rumsfeld ordinava al suo staff ed al generale Myers di collegare gli attentati a Saddam Hussein e di costruire un caso solido che giustificasse un intervento americano contro Saddam. Il post con i dettagli.

"2:40
Resume Statement:

Best info fast
judge whether good enough
Hit S.H@ same time -
Not just UBL

Tasks Jim Haynes to talk w/ PW
for additional support v/v Usis &
connection w/ UBL

[REDACTED (N.R. stands for Not Relevant)]

- Hard to get a good case

- Need to move swiftly -

Near term target needs -
- go massive - sweep it all up
- Things related & not

[ARROW]
Need to do so
to get anything
useful"



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13 dicembre 2005
Birobidzan e', in una maniera tutta sua, il centro del mondo; e' la pancia del nostro destino. Dove gli ebrei ricevettero il loro stato autonomo prima di Ben Gurion e prima che Hitler pensasse al Madagascar, ora il commercio e' in mano ai cinesi. Gli americani vivono nel disprezzo delle strade russe, le ragazzine che vendono quaderni. venti bancarelle in fila tutte uguali: i libri a sinistra, i quaderni a destra, penne e matite in fondo. e seduta, una ragazza che non ha mai piu' di diciott'anni. Ecco i resti dell'Unione Sovietica. Li' dove nemmeno il popolo ebraico ha accettato di essere rinchiuso. Birobidzan sembra la Scandinavia. tutto e' nascosto dietro il verde degli alberi; distanze brevi sembrano allungate dagli spazi sconfinati che la circondano. Ma dove sono gli ebrei?

Sono venuto a Birobidzan per cercare gli ebrei, e li ho trovati. Il custode della Sinagoga e' emigrato dalla Bielorussia nel 1937. Da Birobidzan si era trasferito in Israele, ma e' tornato qui due anni fa perche' in Israele c'e' troppo da lavorare. A Birobidzan, invece, il tempo scorre lento. Ed ho visto un bar sulla piazza centrale che ha la scritta in doppia lingua, prima ebraico, poi russo, a cominciare da sinistra. Il centro del mondo e' una citta' vuota, assolata, ma rinfrescata dal fiume. Una citta' solo per coloro che conoscono la strada per la felicita'. A tutti quelli che devono trovarla, restano le metropoli. E sei giorni di treno fino a Mosca. Pechino, qui, e' piu' vicina. Anche Tokio. Forse, a guardare la mappa bene, addirittura Nuova Delhi. Quanta strada ha fatto il custode della sinagoga: e' ritornato a Birobidzan. Ecco come farsi sorprendere dalla vita: trovare coloro che tornano a Birobidzan.



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5 dicembre 2005
questo popolo si e' prestato ad una sperimentazione di cui il mondo sembrava aver bisogno. e non e' un paese allo sbando. mi aspettavo molta piu' confusione e disordine, le nuove maschere della poverta'. ma i comunisti hanno lavorato bene a nascondere anche le maschere. ho deciso, per tutta la durata del viaggio, di mettere da parte il mio vegetarianesimo. come ho potuto?
le iniziali accanto ai cognomi nei monumenti ai caduti non sono ne' il grado ne' la citta' di provenienza: indicano piu' semplicemente il nome di battesimo.
c'e' un senso di: che cazzo venite a fare nelle nostre citta'? non sono infastiditi (nella migliore delle occasioni), ma sinceramente sorpresi che uno voglia attraversare queste terre per turismo. e io avoglia a cercare di spiegargli la differenza tra un turista ed un viaggiatore.
devo ricordarmi che per i russi l'inglese e' prima di ogni altra cosa la lingua degli americani. non e' che in russia ci sia anti-americanismo come lo si trova in europa. semplicemente, sono abituati al disprezzo di stato per gli americani.



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5 dicembre 2005
ragazzi e uomini, in russia, portano i capelli tagliati corti. nessuno ha la barba. vanno di moda le scarpe a punta.
quando sentono roma, i russi non trattengono un piccolo gemito d'estasi. quando dico che vivo in Scotland, tutti capiscono Scotland Yard. Ironico, che le mie gambe portino i segni degli stivali della MET.
Un bimbetto si e' messo a correre dietro al treno che portava via la mamma.
prima di partire, dicevo a me stesso ed agli altri che stavo andando in siberia, piuttosto che in russia. avevo sottovalutato la potenza del centralismo sovietico. siamo a diecimila km da mosca, eppure qui e' innegabilmente russia. si sono mangiati un continente intero, un terzo del mondo, con le sue identita' regionali e popolazioni indigene. leggere dei decabristi, dopo ottant'anni di comunismo, e 88 anni dopo la rivoluzione di ottobre, ha uno strano sapore nostalgico. lo stesso minuscolo spiegamento di forze. risultati opposti. ma forse i decabristi, a differenza del socialismo come descritto da Tolstoj in Resurrezione, conoscevano la loro terra, ed il loro popolo. non abbastanza da conquistarlo, non abbastanza da sterminarlo. cccp: non riesco a cavare un ragno dal buco.
le locomotive portano ancora la stella rossa; e c'e' uno strano comunitarianesimo nell'aria.



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5 dicembre 2005
guardalo bene il popolo russo. Ti sembrano abbandonati e traditi (let down) dal sogno comunista? A Vladivostok viaggiano per lo piu' senza targhe. la loro cucina e' contaminata da cinesi e coreani. la baia e' protetta da cinque incrociatori ed un sottomarino. la flotta del pacifico nasconde ancora l'orizzonte dal lungo mare, quattordici anni dopo la caduta. qui la statua di lenin domina ancora il piazzale della stazione, e le persone non capiscono perche' uno viaggi; perche' uno voglia attraversare il continente russo, in treno. i russi si spostano e si trasferiscono, ma apparentemente non viaggiano. questo e' un posto di frontiera, militarizzato come doveva essere (stata) tutta l'unione sovietica (cccp) prima della caduta. ieri la zona del porto era piena di soldati bambini che estirpavano l'erba e lucidavano i gradini. il sovraffollamento dei posti di lavoro e' il segnale piu' doloroso della poverta' del paese: ci sono due, tre, anche quattro persone che fanno il lavoro di una. qui l'assistenzialismo e' sopravvissuto alla svolta capitalistica ed ha invaso anche il settore privato. raccontavano negli anni novanta, che dopo la caduta ci fossero troppi aerei e navi per la benzina che i russi potevano permettersi. ora sembra che ci siano troppi giovani soldati per quante pistole siano rimaste. qualunque posto e' presidiato, ovunque si vedono militari andare e venire; partire ed arrivare, ma quasi nessuno e' armato. se non fosse la russia, direi che sono troppo giovani per essere armati. ma la verita' e' un'altra. il governo ha bisogno di mantenere un grande numero di truppe piu' per combattere la disoccupazione che per questioni di sicurezza. ma non puo' piu' permettersi di armarle, probabilmente. le macchine hanno tutte la guida a destra, perche' le importano di seconda mano dal giappone. ma non dalla corea. qui sapporo e' a due ore di fuso di differenza. ma la distanza reale la si potrebbe quasi nuotare. i giapponesi sbarcarono a vladivostok alla notizia della rivoluzione di ottobre. la citta' resistette ai bolscevichi fino al '22. chissa' che cosa si auguravano quelli del luogo. chissa' cosa pensano ora, di quella contesa tra stranieri e comunisti.
ci sono quattro soldati a sinistra, due a destra, ed un altro mi e' appena passato a fianco. ho una sola domanda, ma ho finora avuto paura a farla. che cosa pensano i russi, il 28.7.2005, del comunismo, della cccp, e della caduta? io, il mio pezzo di risposta l'ho gia'. sto scrivendo sui gradini della stazione. sono vestito diversamente. ho tratti del viso inconfondibilmente non russi. uso una lingua ed un alfabeto a loro sconosciuti. e nessuno dice niente. nessuno mi impedira' di registrare le mie impressioni di straniero su vladivostok. mi guardano, ma sono libero. questa e' la mia risposta al cccp.



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5 dicembre 2005
Lenin era un uomo vecchio quando ha cambiato il mondo. Le statue ne possono nascondere il risentimento, la sete di potere, perfino la malattia; ma non possono nascondere l'eta'. C'e' un fiore solitario ai piedi della statua. Viola. Qualcuno ancora e' rimasto. Ma quanti sono? Quello voglio sapere. In quanti aspettano, silenziosi, spalle curve, di rialzare la testa?



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5 dicembre 2005
Ho la testa incastrata nell'oblo' dell'aeroplano che vola verso Ulan Ude. Dalla mia parte di cielo e' buio; sull'altro lato si veda un'alba (o e' un tramonto?) senza fine. Ci accompagnera' per tutto il viaggio, fino ad impossessarsi dell'altra meta' di cielo. Io mi trovo a scrutare l'infinito siberiano in cerca della Russia di Tolstoj. Quando intravedo, diecimila metri piu' in basso, delle luci, mi sembra inevitabile che sia un reggimento che si scalda intorno ai fuochi la notte che precede la battaglia di Borodino. Sull'aereo sara' pure il 2005, ma li, nelle sconfinate praterie russo-orientali, dev'essere il 1812. Viaggiare dentro la Russia sarebbe sempre stato, per me, un viaggio nelle viscere di Guerra e Pace. E, incastrato in quel finestrino di Tupolev, ne ho avuto la conferma. Ottantaquattro anni di comunismo, e prima ancora un secolo di modernizzazione post-napoleonica, non hanno cambiato la mia russia.



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5 dicembre 2005

Ebbi una notte del genere nel 1994. Ero affacciato sullo stesso oceano. Allora era Malibu, California. Adesso e’ Vladivostok, estremo oriente russo. Ti ritrovi sveglio e, apparentemente, riposato, all’ora sbagliata; ed il mattino tarda a venire. In quella notte del 1994, il giorno non arrivava mai. Mi ricordo una sveglia digitale con i numeri rossi che non cambiavano. Quanto c’e’ voluto perche’ venisse mattina quella volta; poi ecco che sono passati dieci anni. L’insegnamento di quella notte fu di non affrontare mai il tempo: di saperlo piu’ forte ed agire di conseguenza. Ed allora eccomi qui, sveglio all’ora sbagliata ad aspettare l’alba piu’ orientale che mi sia mai capitata. Come sono arrivato sull’ultimo gradino delle scale che portano al sesto piano di un albergo di Vladivostok? In aereo, prima di tutto. Vladivostok e’ l’approdo estremo della Transiberiana, ma noi cominciamo da qui il viaggio in treno piu’ lungo che ci sia, 9289 km fino a Mosca.




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